05/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Messico, le rimesse degli emigrati danno ossigeno all'economia nazionale
  
Il rapporto della Banca Mondiale titolato “Migration and remittances factbook” parla chiaro: il Messico nel 2007 ha visto entrare circa 25 mila milioni di dollari di rimesse, frutto del lavoro dei suoi cittadini sparsi per il mondo.

Messicani davanti al muro che divide Tijuana (Messico) da San Diego (Usa)I fatti. A dividere il podio con la patria di Zapata altre due nazioni storicamente interessate dal fenomeno emigrazione: Cina e India. Insieme, i tre Paesi rappresentano un terzo delle rimesse totali ricevute dai paesi in via di sviluppo.
Inoltre, l'America Latina è il continente al mondo verso il quale viene inviato il maggior quantitativo di denaro. E il Messico contribuisce in misura rilevante alla formazione di questo dato. Sono moltissimi, infatti, i cittadini messicani che si spostano, soprattutto negli Usa, per cercare impiego e aiutare i familiari rimasti a casa. La recessione che appare all'orizzonte del mercato economico statunitense, però, sembra ultimamente contribuire all'abbassamento di queste rimesse inviate in Messico. Negli ultimi mesi del 2007, e la tendenza dovrebbe essere confermata anche per il 2008, c'è stata un flessione visibile nell'invio di denaro. “Le rimesse – si legge nel rapporto – verso America Latina e Caraibi sono aumentate per tutto il 2007, però, il ritmo di crescita è diminuito notevolmente negli ultimi mesi e questo causa incertezza a lungo termine”.
Le rimesse giunte in Messico sono cresciute con una media dell'1,4 percento durante i primi nove mesi dell'anno scorso. Dato significativamente basso se si considera che paesi molto più piccoli come El Salvador, Honduras e Guatemala hanno visto crescere le rimesse rispettivamente del 7, 11 e 14 percento.

Cittadini messicani mandano soldi a casaDipendenza dalle rimesse. Le rimesse inviate dagli immigrati rappresentano la seconda causa di ingresso di valuta in Messico, preceduta solo dall'esportazione di petrolio verso paesi terzi. E' quindi chiaro come queste cifre possano contribuire al bene economico dell'intero Paese. Se ne erano già accorte nazioni dalle dimensioni geografiche più contenute, ad esempio Guatemala, El Salvador e Honduras, che da anni vedono le rimesse dei loro emigrati al primo posto nelle entrate di valuta. In cinque anni almeno dieci milioni di latinoamericani hanno passato la frontiera Messico -Usa in direzione Stati Uniti. Secondo la Camera dei Deputati messicana, quest'anno il dato potrebbe aumentare almeno del 10 percento. Inoltre, con l'entrata in vigore del Trattato di Libero Commercio dell'America del Nord (Tlcan), la disoccupazione, soprattutto nel settore agricolo dei paesi centroamericani, è destinata a aumentare.

La polizia di frontiera impegnata quotidianamente in controlli a tappeto su tutto il territorio lungo il confineCambiano gli emigranti. Disperati e senza futuro: così apparivano i cittadini centro americani che fino a una ventina di anni fa scappavano dai loro paesi alla ricerca dell'Eldorado, troppo spesso confuso con i confini statunitensi. Oggi le cose sono cambiate e anche la fisionomia del clandestino sembra essersi modificata con l'andare nel tempo. Secondo il rapporto della Banca Mondiale, infatti, oggi sono molti i giovani laureati che decidono di andare via dal proprio Paese. In particolar modo il rapporto analizza come sia la figura del medico professionista quella maggiormente predisposta all'emigrazione. Se in generale il tasso di medici che dai paesi dell'America Latina decide di emigrare è pari al 2,5 percento, in Messico questo dato raddoppia.

Alessandro Grandi

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