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I fatti. A dividere il podio con la patria di Zapata altre due nazioni storicamente interessate
dal fenomeno emigrazione: Cina e India. Insieme, i tre Paesi rappresentano un
terzo delle rimesse totali ricevute dai paesi in via di sviluppo.
Dipendenza dalle rimesse. Le rimesse inviate dagli immigrati rappresentano la seconda causa di ingresso
di valuta in Messico, preceduta solo dall'esportazione di petrolio verso paesi
terzi. E' quindi chiaro come queste cifre possano contribuire al bene economico
dell'intero Paese. Se ne erano già accorte nazioni dalle dimensioni geografiche
più contenute, ad esempio Guatemala, El Salvador e Honduras, che da anni vedono
le rimesse dei loro emigrati al primo posto nelle entrate di valuta. In cinque
anni almeno dieci milioni di latinoamericani hanno passato la frontiera Messico
-Usa in direzione Stati Uniti. Secondo la Camera dei Deputati messicana, quest'anno
il dato potrebbe aumentare almeno del 10 percento. Inoltre, con l'entrata in vigore
del Trattato di Libero Commercio dell'America del Nord (Tlcan), la disoccupazione,
soprattutto nel settore agricolo dei paesi centroamericani, è destinata a aumentare.
Cambiano gli emigranti. Disperati e senza futuro: così apparivano i cittadini centro americani che fino
a una ventina di anni fa scappavano dai loro paesi alla ricerca dell'Eldorado,
troppo spesso confuso con i confini statunitensi. Oggi le cose sono cambiate e
anche la fisionomia del clandestino sembra essersi modificata con l'andare nel
tempo. Secondo il rapporto della Banca Mondiale, infatti, oggi sono molti i giovani
laureati che decidono di andare via dal proprio Paese. In particolar modo il rapporto
analizza come sia la figura del medico professionista quella maggiormente predisposta
all'emigrazione. Se in generale il tasso di medici che dai paesi dell'America
Latina decide di emigrare è pari al 2,5 percento, in Messico questo dato raddoppia.Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter,