Intervista esclusiva al dirigente di Batasuna Pernando Barrena, arrestato per ordine del giudice Baltasar Garzon
Pernando Barrena è stato arrestato lunedì 4 febbraio. Agenti in borghese lo hanno
bloccato nel suo paesino natale. Una misura che il dirigente di Batasuna attendeva
da tempo. Almeno da ottobre, quando 18 suoi compagni di movimmento erano stati
arrestati dal giudice Garzon. Quella che segue è un'intervista esclusiva realizzata
nel mese di dicembre, quando Barrena era ancora libero.
Scritto per noi da
Giovanni Giacopuzzi
Batasuna è un movimento illegalizzato. Durante il periodo di conversazioni avete
avuto una qualche agibilità politica. Dopo il fallimento delle conversazioni e
la rottura della tregua da parte di ETA, il Governo ha favorito l’arresto di quasi
tutta la dirigenza di Batasuna. Tu sei uno dei pochi ancora in libertà. Cosa significa
lavorare politicamente in queste condizioni?
Militare nella sinistra basca non ha mai significato farlo comodamente. In questi
ultimi anni, a partire dal processo di messa fuori legge della sinistra basca
abbiamo assistito ad un susseguirsi di violazioni delle libertà civili. Un fenomeno
che non riguarda solo noi ma è da ricondursi ad una politica internazionale messa
in atto a partire dall’11 settembre del 2001 e che nello stato spagnolo ha avuto
un nuovo impulso con gli attentati del 11 marzo 2004. Però in questi ultimi mesi
è stato il governo spagnolo che ha deciso di compiere un salto di qualità importante
cercando di mettere fuori gioco, con incarcerazioni, gran parte della direzione
politica di un settore importante di questo Paese. Quindi lavorare in queste condizioni
non è affatto comodo. Però, nonostante l’immagine di una sinistra basca sotto
pressione, incarcerata, con apertura di nuovi procedimenti giudiziari, direi che
la sinistra basca politicamente si trova in una situazione di forza per due aspetti.
Il primo riguarda la percezione sociale rispetto a come si è svolto il processo
di dialogo. C’è la percezione che la sinistra basca sia stato il soggetto che
ha più cercato di favorire il dialogo e il negoziato, mettendo sul tavolo una
metodologia, la proposta di Anoeta, contenuti per una soluzione politica e di
pace che ha portato alla sospensione unilaterale delle azioni armate di Eta. La
società basca ha percepito che il Governo spagnolo si è rifiutato di entrare nel
merito delle questioni politiche puntando su un”negoziato tecnico” vale dire la
“fine della violenza e punto”. I cittadini hanno ben registrato nella memoria
l’intervento, esattamente un’anno fa, del primo ministro Zapatero, quando disse
che “ i socialisti hanno fatto molto meno del PP durante la tregua del 1998”.
O le dichiarazioni fatte in più occasioni da esponenti del governo socialista,
quando dicevano che “il governo non è in tregua”. Quindi è evidente che una sola
delle parti in causa, la sinistra basca, ha preso iniziative politiche per favorire
la distensione e per facilitare un negoziato politico. Un’altra questione che
dimostra la nostra forza è che per la prima volta da diversi anni avevamo chiaro
non solo i nostri obiettivi strategici, indipendenza e socialismo, ma anche quale
potrebbe essere il punto d’incontro politico con il quale le diverse forze politiche
e sociali di questo paese possano delineare una accordo nel quale tutte le culture
politiche possano trovare il loro posto.
Se la vostra rivendicazione strategica indipendenza e socialismo è nota, la proposta
che fate di una tavolo negoziale dove tutte le culture politiche di questo Paese
siano presenti come può essere definito?
Non è ne uno strumento tattico nè un obiettivo strategico. Questa idea fa parte
della cultura politica della sinistra basca. Per noi qualsiasi processo politico
di dialogo che possa risolvere il conflitto deve avere una dinamica solamente
ed unicamente inclusiva. Che conti a priori sulla partecipazione di tutte le forze
implicate nel conflitto.
Nelle diverse occasioni in cui si è iniziato un processo di dialogo, anche in
questa, si sostiene che seduto al tavolo del negoziato c’era il Governo spagnolo
ma non lo stato. Mentre i rappresentati del Governo e del Psoe discutevano dall’altra
apparati dello stato come magistratura e forze di polizia attuavano come se il
dialogo tra le parti non esistesse. Voi quando avete iniziato questo dialogo credevate
che fosse davvero possibile una soluzione politica e che il PSOE avesse la capacità
di condizionare gli apparti dello stato in questo processo?
Il dubbio lo abbiamo ancora. Però la risposta è si. Pensiamo che se il PSOE avesse avuto
la volontà politica, la soluzione si sarebbe trovata. Nello stesso momento in
cui Eta ha dichiarato la tregua nel marzo del 2006, la magistratura spagnola ha
adottato misure che palesemente miravano a troncare questo dialogo. Per esempio
il nostro portavoce Arnaldo Otegi, incarcerato durante la tregua, poi arrestato
nuovamente. Io stesso mi ricordo che il giorno della dichiarazione di tregua di
Eta, il 26 marzo2006, dovetti depositare una cauzione di 200000 euro per non entrare
in prigione. Una parte della magistratura e degli apparati dello stato come le
forze di sicurezza, influenzati dal PP, hanno cercato in tutti i modi di intralciare
il dialogo e la soluzione politica. Però questo non esime il PSOE dalle sue responsabilità.
I socialisti hanno la responsabilità di omogeneizzare questi apparti dello stato
se ha veramente volontà di potare avanti un processo di dialogo e soluzione politica
del conflitto. Però dobbiamo purtroppo constatare che molte delle iniziative della
magistratura spagnola ed in particolare della procura generale procura generale
(che nell’ ordinamento giudiziario spagnolo dipende dal governo) sono state ordite
dallo stesso governo Zapatero. Incarcerazioni, il legalizzazioni etc sono incomprensibili
nell’ottica di una
volontà di dialogo e soluzione che il Governo Zapatero e il PSOE affermavano.
Erano questi episodi il sintomo che le cose non sarebbero andate nel verso giusto
come purtroppo la storia di questi mesi ha confermato. Lo stesso Governo spagnolo
non rispettò gli otto punti sottoscritti con ETA prima della tregua. Già dal primo
giorno di tregua il Governo mostrò di non voler rispettare l’accordo sottoscritto.
Per il Governo e per i mass media il fallimento del negoziato è responsabilità
di Eta. Si afferma che Eta vuole tutelare il processo che ricatta con la violenza
la possibilità di dialogo. Voi avete riaffermato la proposta di soluzione conosciuta
come la proposta di Anoeta secondo la quale ci devono essere due tavoli di negoziato:
uno tra Eta ed il Governo su vittime, smilitarizzazione e prigionieri l’altra
tra le forze politiche per stabilire l’accordo politico risolutivo. Avete anche
ripetuto in più occasioni che ne con arresti incarcerazioni, bombe, violazione
della libertà civili si può proseguire nel dialogo. Voi che valutazione date della
rottura della tregua da parte di Eta?
Noi siamo convinti che per intavolare un negoziato vero era necessario
che le parti in causa adottassero misure non violente. Tutte le parti
implicate. Quando si parla di violenza ci si riferisce unicamente
Eta: certamente Eta utilizza la violenza, Eta è responsabile dei risultati di
questa utilizzazione della violenza politica, della violazione dei diritti umani
che questa utilizzazione causa. Ma anche il Governo spagnolo utilizza la violenza
politica per interessi di stato ed a volte di partito. Quando parliamo di violenza
e di vittime dobbiamo fare tutti uno sforzo per affrontarla da un punto di vista
multilaterale. Disgraziatamente durante il periodo di dialogo fu solo l'organizzazione
armata che
adottò misure di tregua, di assenza di violenza per permettere l’inizio delle
conversazioni politiche. Invece il governo non ottemperando agli accordi stipulati
precedentemente con Eta, ha utilizzato la violenza contro manifestazioni, ha incarcerato
dirigenti politici, aperto nuovi procedimenti giudiziari contro organizzazioni
ed
esponenti della sinistra indipendentista. Attraverso i mezzi
d’informazione si è saputo che nel maggio scorso ci fu un ultimo incontro tra
Eta e Governo per ricondurre il negoziato. L'organizzazione armata mise sul tavolo
del negoziato una
proposta di smantellamento dei suoi apparati militari nel contesto di un accordo
tra i partiti politici che permettesse la possibilità della libera decisione dei
cittadini e cittadine basche sul proprio futuro. Questa proposta dimostra fino
a che punto l’organizzazione armata mostrasse
la volontà di arrivare ad una pace giusta. Il governo rispose “no” in modo tassativo.
Per me è veramente triste la posizione del Governo che si è tolto la maschera
e che ha dimostrato qual è la sua vera opzione in questo dialogo. Io ho partecipato
nel dialogo con i socialisti: ripetevano che per iniziare un processo di dialogo
era necessario un gesto di
distensione da parte di Eta. Ma quando avanza questa proposta il Governo spagnolo
si ritira
dalle conversazioni afferma di non essere disposto al dialogo politico facendo
il ridicolo davanti agli osservatori internazionali che hanno seguito questo dialogo.
Per noi è un disastro perché speravamo che il Governo accettasse la proposta di
disarmo da parte di ETA e
che ci fosse un accordo politico che affossasse definitivamente questo ciclo politico
di cinquant’anni di conflitto in Euskal Herria.
Voi vi definite sinistra inpendentista. Che significato date al concetto di sinistra?
Noi ci definiamo sempre “indipendentisti di sinistra”. Però noi ciò che siamo
realmente siamo militanti di sinistra. Noi ci definiamo indipendentisti perché
non abbiamo uno stato: noi ripetiamo continuamente che siamo nazionalisti provvisori.
Perché se noi fossimo tedeschi o portoghesi saremmo militanti di sinistra e punto