05/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Con 24 Stati al voto, è il giorno della verità per le primarie Usa: testa a testa tra Obama e Hillary
Un McCain che sta staccando il rivale Romney e si avvia a diventare il candidato repubblicano, una Clinton che fino a qualche settimana fa godeva di un netto vantaggio tra i democratici, ma ora rischia un clamoroso sorpasso da parte di Obama, sempre più lanciato. Nella stagione delle primarie statunitensi arriva il “supermartedì” del 5 febbraio: 24 Stati, oltre metà della popolazione, vanno al voto per scegliere il loro candidato per la Casa Bianca tra i quattro rimasti in lizza nei due partiti. Ma se domani il campo tra i repubblicani potrebbe essere sgombro, la corsa tra l'ex first lady e il senatore afro-americano potrebbe non avere ancora un chiaro vincitore. Ecco i duelli chiave e le questioni aperte.

Hillary ClintonI democratici. Sono 22 gli Stati dove gli elettori democratici (e in molti casi gli indipendenti) potranno dire la loro. Tra questi ci sono pezzi grossi come California, New York, Illinois, New Jersey: solo la California, ad esempio, mette in palio circa un quinto dei delegati necessari a ottenere la nomination democratica. Ed è proprio in alcuni di questi Stati che Barack Obama, indietro fino a qualche settimana fa nei sondaggi anche di 15 punti percentuali, ha gradualmente colmato il distacco. Secondo le ultime rilevazioni statistiche, Obama avrebbe addirittura superato Hillary in California e Missouri, mentre nel New Jersey i due sfidanti sono dati alla pari. New York dovrebbe andare alla Clinton, senatrice di quello Stato, così come l'Illinois sarà di Obama per lo stesso motivo. Praticamente certe anche le vittorie dell'ex first lady in Massachusetts e Tennessee, e di Obama in Georgia. Dato che i delegati vengono perlopiù assegnati secondo il metodo proporzionale, saranno importanti le percentuali che i due candidati otterranno in ciascuno Stato. La corsa è talmente incerta che molti analisti segnalano già il prossimo “supermartedì” del 4 marzo, quando voteranno altri Stati importanti come Texas e Ohio.

Barack ObamaLe preferenze degli elettori. Hillary Clinton, considerata a lungo la candidata “inevitabile”, gode in particolare del sostegno delle donne ultracinquantenni, dei bianchi di reddito medio-basso e degli ispanici: su queste fasce di popolazione ha molta presa la sua immagine di donna capace di risolvere problemi pratici, dall'assistenza sanitaria all'economia a rischio di recessione. E tra latinos e neri, inoltre, non corre buon sangue. Barack Obama, invece, sfonda tra gli afro-americani, la popolazione più istruita e i minori di trenta anni: tutti attratti dal suo messaggio di speranza e di cambiamento radicale rispetto al passato. La progressiva rimonta del senatore dell'Illinois, secondo i sondaggisti, si spiega con la recente crescita dei suoi consensi proprio tra i teorici sostenitori della Clinton, obiettivo dei suoi ultimi giorni di campagna elettorale. A favore di Obama giocano anche gli appoggi eccellenti della famiglia Kennedy, molto legata agli ispanici, e dell'organizzazione MoveOn, una rete con 3,2 milioni di iscritti. Ma il cambiamento di opinioni all'ultimo momento può contare fino a un certo punto sul risultato finale: in California, dove i voti via posta potrebbero essere la metà del totale, le schede già votate stanno arrivando da settimane.

John McCainI repubblicani. Dopo il ritiro di Rudolph Giuliani, che ha abbandonato dandogli pure il suo sostegno, John McCain ha tutta l'inerzia dalla sua parte. Ha più delegati di Mitt Romney al momento, e conduce nei sondaggi in molti dei 21 Stati in gioco per i repubblicani nel “supermartedì”, anche se la California sembra prediligere il rivale. A differenza dei democratici, qui nove Stati sono in palio con il metodo maggioritario, quindi gli analisti si attendono che il 5 febbraio porti un netto predominio di McCain nella conta dei delegati. Il senatore dell'Arizona, con la sua fama di duro non allineato alle posizioni del partito repubblicano, sembra aver conquistato gli elettori più dell'ex governatore del Massachusetts, che inoltre deve contendersi il voto anti-McCain con il terzo incomodo Mike Huckabee. McCain va forte tra gli ispanici (fu il promotore della proposta di legge, poi bocciata, che avviava un percorso verso la cittadinanza per 12 milioni di immigrati illegali) e tra gli elettori che intravedono tempi duri per l'economia. Soprattutto, stravince tra gli indipendenti ed è l'unico candidato repubblicano che, nei sondaggi incrociati contro Hillary od Obama, batterebbe entrambi.
 

Alessandro Ursic

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