La grande cantante libanese Fairouz torna a Damasco dopo trent'anni. Tra arte e politica
Il rapporto tra arte e politica,
diretto o indiretto, è vecchio come il mondo. Il ritorno sulle
scene a Damasco, lunedì scorso dopo trent'anni, della cantante
simbolo del Libano, Fairouz, non poteva passare inosservato. La diva,
73enne, è in realtà un simbolo per tutto il mondo
arabo, seconda forse solo all'altra grande stella del firmamento
musicale mediorientale, l'egiziana Umm Khultum, ma per i libanesi è
molto di più.
Un'artista e un mito. Non a caso
Fairouz è conosciuta in Libano come la ''nostra ambasciatrice
presso le stelle'' e la sua produzione musicale, che in decenni di
carriera le ha permesso di vendere più di cinquanta milioni di
dischi, ha portato in giro per il mondo i suoi testi sentimentali e
patriottici.
Il sodalizio artistico con Assi
Rahbani, diventato poi suo marito, ha dato vita a un'innovativa
miscela di elementi musicali della tradizione araba e di quella
europea. L'amore di Fairouz per il 'paese dei cedri' emerge dalle
sue canzoni, sottolineato dalla scelta del dialetto libanese come
mezzo linguistico, con il quale esprime la nostalgia per la società
rurale e la vita in Libano.
Fairouz è un'icona per i suoi
connazionali, che ha portato le bandiere libanesi a sventolare nei
più prestigiosi templi della musica mondiale: la Royal
Albert Hall a Londra, l'Olympia a Parigi, la Carnegie
Hall a New York, la MGM Arena a Las Vegas, solo per
citarne alcune.
Ma la grande cantante non è solo
un simbolo nazionale, in quanto figlia di una famiglia cristiana
siro-ortodossa. I suoi natali l'hanno portata a rappresentare quel
Libano multietnico e multireligioso che faceva di Beirut, fino
all'inizio della Guerra civile a metà degli anni Settanta, la
Parigi del Medio Oriente.
Rabbia in Libano. Per tutto
questo ha destato molto scalpore in Libano la decisione di Fairouz di
partecipare al festival organizzato dal governo siriano per
festeggiare la designazione di Damasco, da parte dell'Unesco (agenzia
culturale dell'Onu), come 'capitale della cultura araba' per il 2008.
Sul palco del teatro Dar al-Assad della capitale siriana, la grande
artista ha portato in scena la commedia musicale
Sah el Nom,
che racconta la storia di un dittatore corrotto e crudele. Quasi una
parodia del presidente siriano Bashar al-Assad, che era però
felice di sventolare la presenza di Fairouz al festival come un
grande trofeo. L'isolamento internazionale della Siria, infatti, è
dovuto in massima parte alle ingerenze di Damasco nella vita politica
libanese, che continua nonostante il ritiro delle truppe siriane nel
2005. E che per molti sarebbe il motivo della paralisi politica
libanese, dove non si riesce a eleggere il Presidente della
Repubblica ormai dalla fine di novembre scorso.
I libanesi vicini
alla maggioranza anti-siriana al potere, legati al figlio di Hariri,
ucciso a febbraio del 2005 in un attentato nel quale molti sospettano
il coinvolgimento di Damasco, hanno preso come un affronto la scelta
di Fairouz. ''Quelli che amano davvero il loro paese, non potrebbero
mai cantare per i suoi carcerieri'', ha tuonato un deputato
anti-siriano.
Strumentalizzazioni
e pressioni. ''Tentano di rovesciare sulle spalle della grande
Fairouz la disputa politica'', ha replicato alle polemiche
l'organizzatore del festival, Hanan Kassab Hassan, che dopo aver
venduto in pochi minuti i 10mila biglietti a disposizione per il
concerto ha sottolineato come ''lei però è estranea
alle lotte del potere. Lei è un'artista''.
Ma non è
così semplice, tanto che l'entourage di Fairouz ha tenuto in
ansia gli organizzatori fino all'ultimo minuto, confermando la sua
presenza a pochi giorni dall'esibizione. ''La preoccupava la tensione
politica tra Siria e Libano'', ha ammesso lo stesso Hassan, ''ma non
possiamo aspettare in eterno che si risolva una disputa ventennale''.
Il
regime di Assad gongola per il successo d'immagine che regala un
momento di normalità a un paese sempre ai margini della vita
internazionale. Non è certo Fairouz che potrà cambiare
la situazione internazionale, ma fa riflettere che una grande artista
abbia accettato una partecipazione carica di significati politici
proprio mentre gli sgherri della polizia politica siriana portavano a
termine una dura retata contro i firmatari della cosiddetta
Dichiarazione di Damasco, un documento firmato da intellettuali
siriani che chiedono una riforma pacifica del regime. In carcere è
finito anche il grande pittore siriano Talal Abu Dan, un
artista come Fairouz.