04/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La grande cantante libanese Fairouz torna a Damasco dopo trent'anni. Tra arte e politica
Il rapporto tra arte e politica, diretto o indiretto, è vecchio come il mondo. Il ritorno sulle scene a Damasco, lunedì scorso dopo trent'anni, della cantante simbolo del Libano, Fairouz, non poteva passare inosservato. La diva, 73enne, è in realtà un simbolo per tutto il mondo arabo, seconda forse solo all'altra grande stella del firmamento musicale mediorientale, l'egiziana Umm Khultum, ma per i libanesi è molto di più.

lo spettacolo di fairouz a damascoUn'artista e un mito. Non a caso Fairouz è conosciuta in Libano come la ''nostra ambasciatrice presso le stelle'' e la sua produzione musicale, che in decenni di carriera le ha permesso di vendere più di cinquanta milioni di dischi, ha portato in giro per il mondo i suoi testi sentimentali e patriottici.
Il sodalizio artistico con Assi Rahbani, diventato poi suo marito, ha dato vita a un'innovativa miscela di elementi musicali della tradizione araba e di quella europea. L'amore di Fairouz per il 'paese dei cedri' emerge dalle sue canzoni, sottolineato dalla scelta del dialetto libanese come mezzo linguistico, con il quale esprime la nostalgia per la società rurale e la vita in Libano.
Fairouz è un'icona per i suoi connazionali, che ha portato le bandiere libanesi a sventolare nei più prestigiosi templi della musica mondiale: la Royal Albert Hall a Londra, l'Olympia a Parigi, la Carnegie Hall a New York, la MGM Arena a Las Vegas, solo per citarne alcune.
Ma la grande cantante non è solo un simbolo nazionale, in quanto figlia di una famiglia cristiana siro-ortodossa. I suoi natali l'hanno portata a rappresentare quel Libano multietnico e multireligioso che faceva di Beirut, fino all'inizio della Guerra civile a metà degli anni Settanta, la Parigi del Medio Oriente.

il manifesto del festival a damascoRabbia in Libano. Per tutto questo ha destato molto scalpore in Libano la decisione di Fairouz di partecipare al festival organizzato dal governo siriano per festeggiare la designazione di Damasco, da parte dell'Unesco (agenzia culturale dell'Onu), come 'capitale della cultura araba' per il 2008. Sul palco del teatro Dar al-Assad della capitale siriana, la grande artista ha portato in scena la commedia musicale Sah el Nom, che racconta la storia di un dittatore corrotto e crudele. Quasi una parodia del presidente siriano Bashar al-Assad, che era però felice di sventolare la presenza di Fairouz al festival come un grande trofeo. L'isolamento internazionale della Siria, infatti, è dovuto in massima parte alle ingerenze di Damasco nella vita politica libanese, che continua nonostante il ritiro delle truppe siriane nel 2005. E che per molti sarebbe il motivo della paralisi politica libanese, dove non si riesce a eleggere il Presidente della Repubblica ormai dalla fine di novembre scorso.
I libanesi vicini alla maggioranza anti-siriana al potere, legati al figlio di Hariri, ucciso a febbraio del 2005 in un attentato nel quale molti sospettano il coinvolgimento di Damasco, hanno preso come un affronto la scelta di Fairouz. ''Quelli che amano davvero il loro paese, non potrebbero mai cantare per i suoi carcerieri'', ha tuonato un deputato anti-siriano.

la cantante libanese fairouzStrumentalizzazioni e pressioni. ''Tentano di rovesciare sulle spalle della grande Fairouz la disputa politica'', ha replicato alle polemiche l'organizzatore del festival, Hanan Kassab Hassan, che dopo aver venduto in pochi minuti i 10mila biglietti a disposizione per il concerto ha sottolineato come ''lei però è estranea alle lotte del potere. Lei è un'artista''.
Ma non è così semplice, tanto che l'entourage di Fairouz ha tenuto in ansia gli organizzatori fino all'ultimo minuto, confermando la sua presenza a pochi giorni dall'esibizione. ''La preoccupava la tensione politica tra Siria e Libano'', ha ammesso lo stesso Hassan, ''ma non possiamo aspettare in eterno che si risolva una disputa ventennale''.
Il regime di Assad gongola per il successo d'immagine che regala un momento di normalità a un paese sempre ai margini della vita internazionale. Non è certo Fairouz che potrà cambiare la situazione internazionale, ma fa riflettere che una grande artista abbia accettato una partecipazione carica di significati politici proprio mentre gli sgherri della polizia politica siriana portavano a termine una dura retata contro i firmatari della cosiddetta Dichiarazione di Damasco, un documento firmato da intellettuali siriani che chiedono una riforma pacifica del regime. In carcere è finito anche il grande pittore siriano Talal Abu Dan, un artista come Fairouz.

Christian Elia

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