Per la seconda volta dopo l'attacco dell'aprile 2006, ai ribelli ciadiani non
è riuscito l'assalto alla capitale N'Djamena. Almeno per ora, visto che, secondo
quanto riferito dal portavoce dell'
Union des Forces Democratiques pour le Changement, i ribelli sarebbero attorno alla città, pronti a colpire una volta che i civili
saranno evacuati. Il bilancio di tre giorni di scontri parla di centinaia di feriti,
e di un numero imprecisato di vittime che costellano le vie della città. Il presidente
Idriss Deby, a cui è stato offerto l'esilio volontario, è però deciso a rimanere
in sella e a combattere fino alla fine.
Dopo una mattinata di calma i combattimenti sono ripresi questo pomeriggio a
N'Djamena, colpita da colpi di mortaio e di artiglieria. I ribelli, che la scorsa
settimana si erano diretti in massa verso la città dalle loro basi nell'est del
Paese, avevano attaccato per la prima volta sabato scorso, scatenando una due
giorni di intensi combattimenti. L'esercito ha comunicato di aver alla fine respinto
gli assalitori, i quali però forniscono una versione diversa: la loro sarebbe
una ritirata strategica, dettata da motivi umanitari.
Migliaia di persone hanno approfittato della tregua nei combattimenti per fuggire
verso i confini del Camerun, mentre la Nigeria ha deciso di rafforzare i propri
effettivi al confine per evitare che le violenze destabilizzino le zone di frontiera.
Per ora la Francia, che nel 2006 risultò determinante nello scontro con il suo
appoggio a Deby, rimane alla finestra, limitandosi a offrire al presidente una
via di fuga sicura e ad evacuare i propri connazionali.
La situazione potrebbe però cambiare a breve: oggi, l'Onu ha condannato l'attacco
ribelle e autorizzato la Francia a dare protezione al legittimo governo ciadiano,
una decisione che potrebbe preludere a un intervento armato dei circa mille soldati
francesi presenti nel Paese. Nell'attesa degli eventi, l'Unione Europea ha deciso
di posticipare l'invio della missione di pace in Ciad e Repubblica Centrafricana.
Il governo di N'Djamena, è tornato a accusare il vicino Sudan per l'appoggio fornito
ai ribelli, parte dei quali sarebbero partiti proprio dal Paese vicino per l'offensiva
sulla capitale. Da Khartoum, però, arrivano solo smentite. Se gli scontri, avvenuti
anche nei pressi della città orientale di Adre, dovessero continuare, a pagarne
le conseguenze potrebbe essere anche la vicina regione del Darfur, teatro di un
conflitto costato la vita ad almeno 200.000 persone.

Ancora una volta, il presidente Deby si trova sull'orlo del precipizio, costretto
a difendere con tutti i mezzi quella presidenza che parte della sua stessa comunità
Zaghawa vorrebbe sottrargli. Più volte dato per spacciato, negli anni scorsi Deby
è sempre emerso come il vincitore di ogni resa dei conti armata. Per questo, anche
stavolta, la capacità dei ribelli di rovesciare il governo non è assolutamente
scontata. Le prossime ore saranno determinanti per poter capire quali siano le
reali prospettive di vittoria per la compagine ribelle, solo pochi mesi fa firmataria
di un accordo di pace con la presidenza rivelatosi subito lettera morta, come
in precedenti occasioni. Un film già visto, come quella della lotta per il potere:
dall'indipendenza, il Ciad non ha mai conosciuto un avvicendamento democratico.
A N'Djamena, la politica si fa con le armi.