scritto per noi da
Cecilia Ferrara
“Sono quasi felice!”, dice Radmila
al telefono, anche se il tono della voce escludeva il quasi. Alle
dieci di sera, sembra ormai chiaro: Boris Tadic ha vinto, di misura
come prevedevano tutti, ma ha vinto. La Serbia tira un immenso
sospiro di sollievo. “Con oggi si decide tutto, abbiamo avuto
rassicurazioni da tutte le parti che alla fine vincerà Tadic,
ma io sono comunque molto nervosa, non ci posso neanche pensare che
possa vincere Nikolic”.
Un voto per il futuro. Così
diceva ieri pomeriggio sempre Radmila, 33 anni, un buon lavoro in un
organismo internazionale, innamorata del proprio paese ma pronta ad
affermare: “Se vince Nikolic io me ne vado, mi vergognerei troppo”.
Nei giorni tra il primo e il secondo turno arrivavano sms di una
campagna anti-Nikolic di questo tono: “Faccio tardi. È
arrivato l'olio e mi sono messo in fila. Poi vado dai rumeni a
comprare due litri di benzina se ne hanno. Metti il pane di ieri in
freezer, se c'è elettricità, e cambia tutta la pensione
di aprile dell'anno scorso se si può con 5 marchi così
domani andiamo dalla mamma di Jovan, che ieri è partito per la
guerra. Io sto bene tuo Toma, con tutto il cuore”. ‘Con tutto il
cuore’ era lo slogan di Tomislav Nikolic. Una campagna a tappeto
portata avanti anche dalle ong che da anni stanno combattendo per
creare uno spazio di società civile in Serbia.
Youth
Initiave ha mandato nei giorni scorsi 100mila sms “Ci
focalizziamo sui ragazzi – dice Andrej Naslov presidente della ong
– che ancora non si rendono conto di quello che significa andare a
votare per le loro vite”. I dati del primo turno, infatti, dicono
che solo il 10 percento dei giovani ha partecipato al voto e, spesso,
hanno votato per Nikolic. “La campagna elettorale di Nikolic è
stata ottima, questo lo riconoscono tutti - racconta Filippo
Colombo, primo segretario dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado –
ha puntato con molta più enfasi sulla lotta alla corruzione e
sul miglioramento della condizione sociale rispetto al Kosovo, mentre
paradossalmente il contrario è stato fatto da Tadic. Solo
nelle ultime due settimane Tadic ha capito che per rincorrere i voti
dei nazionalisti rischiava di perderne molti di più e ha
iniziato a parlare chiaramente di Europa e integrazione, lasciando
dal parte la questione Kosovo”.
Il malato in casa. Ormai
evidentemente avviata verso l’indipendenza, la provincia serba a
maggioranza albanese resta una spina nel fianco dei serbi, la cifra
delle ingiustizie subite da parte della comunità
internazionale, ma anche un potentissimo strumento di consenso e
propaganda. “Kosovo je Srbja”, dice John F. Kennedy, dall’alto
di un’enorme cartellone all’entrata del centro di Belgrado e così
molte altre personalità americane da Einstein a Abramo
Lincoln. Ma come fa il Kosovo ad avere ancora tutto questo appeal?
“Perché se non si parla di Kosovo bisogna parlare di cose
reali, delle riforme che non sono state fatte, ad esempio, in questi
sette anni di governo dei democratici”. Risponde Andrej Naslov di
Youth Initiative. “Il Kosovo si può paragonare ad un
malato che si ha a casa – spiega molto bene Dragan Petrovic
giornalista dell’Ansa e di Radio Popolare – Si sa che deve
andarsene e si soffre molto per questo, ma allo stesso tempo si
capisce benissimo che quando questo se ne sarà andato un
fardello molto pesante di problemi se ne andrà con lui”.
Un raggio di sole. Domenica è
una bella giornata, i cittadini di Belgrado evidentemente non se la
sentono di tornare ai bui anni Novanta né di pensare al malato
in casa. Vanno a votare e poi si riversano a godersi il sole
invernale sulle rive del Danubio. Alle 15 il
Center for Free
Elections and Democracy (Cesid)
si parla di un 2 percento in più dell’affluenza rispetto al
primo turno che era già il 12 percento in più rispetto
alle elezioni presidenziali del 2004, alla chiusura dei seggi i
votanti si attesteranno al 67,7 percento degli aventi diritto. Gli
istituti demoscopici affermano che forse per la prima volta non
potranno dare i risultati prima della mattina successiva visto che la
vittoria dell’uno o dell’altro candidato sarà definita da
poche manciate di voti. Il partito radicale di Nikolic aveva già
annunciato l’intenzione di difendere i risultati del voto con ogni
mezzo, il partito democratico aveva dichiarato, “noi faremo lo
stesso”. In realtà, già dopo le nove, arrivavano le
prime proiezioni a favore di Tadic che lo danno vincente per una
piccolissima percentuale con il 50,3 percento di preferenze. Alle 22
e 15 anche Nikolic riconosce la sconfitta e si congratula con il suo
avversario. Pochi minuti dopo arriva la telefonata di Radmila, tra il
felice e il sollevato.