04/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



In Serbia ha vinto il futuro, come volevano i giovani
scritto per noi da
Cecilia Ferrara
 
“Sono quasi felice!”, dice Radmila al telefono, anche se il tono della voce escludeva il quasi. Alle dieci di sera, sembra ormai chiaro: Boris Tadic ha vinto, di misura come prevedevano tutti, ma ha vinto. La Serbia tira un immenso sospiro di sollievo. “Con oggi si decide tutto, abbiamo avuto rassicurazioni da tutte le parti che alla fine vincerà Tadic, ma io sono comunque molto nervosa, non ci posso neanche pensare che possa vincere Nikolic”.
 
Un voto per il futuro. Così diceva ieri pomeriggio sempre Radmila, 33 anni, un buon lavoro in un organismo internazionale, innamorata del proprio paese ma pronta ad affermare: “Se vince Nikolic io me ne vado, mi vergognerei troppo”. Nei giorni tra il primo e il secondo turno arrivavano sms di una campagna anti-Nikolic di questo tono: “Faccio tardi. È arrivato l'olio e mi sono messo in fila. Poi vado dai rumeni a comprare due litri di benzina se ne hanno. Metti il pane di ieri in freezer, se c'è elettricità, e cambia tutta la pensione di aprile dell'anno scorso se si può con 5 marchi così domani andiamo dalla mamma di Jovan, che ieri è partito per la guerra. Io sto bene tuo Toma, con tutto il cuore”. ‘Con tutto il cuore’ era lo slogan di Tomislav Nikolic. Una campagna a tappeto portata avanti anche dalle ong che da anni stanno combattendo per creare uno spazio di società civile in Serbia. Youth Initiave ha mandato nei giorni scorsi 100mila sms “Ci focalizziamo sui ragazzi – dice Andrej Naslov presidente della ong – che ancora non si rendono conto di quello che significa andare a votare per le loro vite”. I dati del primo turno, infatti, dicono che solo il 10 percento dei giovani ha partecipato al voto e, spesso, hanno votato per Nikolic. “La campagna elettorale di Nikolic è stata ottima, questo lo riconoscono tutti - racconta Filippo Colombo, primo segretario dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado – ha puntato con molta più enfasi sulla lotta alla corruzione e sul miglioramento della condizione sociale rispetto al Kosovo, mentre paradossalmente il contrario è stato fatto da Tadic. Solo nelle ultime due settimane Tadic ha capito che per rincorrere i voti dei nazionalisti rischiava di perderne molti di più e ha iniziato a parlare chiaramente di Europa e integrazione, lasciando dal parte la questione Kosovo”.
 
Il malato in casa. Ormai evidentemente avviata verso l’indipendenza, la provincia serba a maggioranza albanese resta una spina nel fianco dei serbi, la cifra delle ingiustizie subite da parte della comunità internazionale, ma anche un potentissimo strumento di consenso e propaganda. “Kosovo je Srbja”, dice John F. Kennedy, dall’alto di un’enorme cartellone all’entrata del centro di Belgrado e così molte altre personalità americane da Einstein a Abramo Lincoln. Ma come fa il Kosovo ad avere ancora tutto questo appeal? “Perché se non si parla di Kosovo bisogna parlare di cose reali, delle riforme che non sono state fatte, ad esempio, in questi sette anni di governo dei democratici”. Risponde Andrej Naslov di Youth Initiative. “Il Kosovo si può paragonare ad un malato che si ha a casa – spiega molto bene Dragan Petrovic giornalista dell’Ansa e di Radio Popolare – Si sa che deve andarsene e si soffre molto per questo, ma allo stesso tempo si capisce benissimo che quando questo se ne sarà andato un fardello molto pesante di problemi se ne andrà con lui”.
 
Un raggio di sole. Domenica è una bella giornata, i cittadini di Belgrado evidentemente non se la sentono di tornare ai bui anni Novanta né di pensare al malato in casa. Vanno a votare e poi si riversano a godersi il sole invernale sulle rive del Danubio. Alle 15 il Center for Free Elections and Democracy (Cesid) si parla di un 2 percento in più dell’affluenza rispetto al primo turno che era già il 12 percento in più rispetto alle elezioni presidenziali del 2004, alla chiusura dei seggi i votanti si attesteranno al 67,7 percento degli aventi diritto. Gli istituti demoscopici affermano che forse per la prima volta non potranno dare i risultati prima della mattina successiva visto che la vittoria dell’uno o dell’altro candidato sarà definita da poche manciate di voti. Il partito radicale di Nikolic aveva già annunciato l’intenzione di difendere i risultati del voto con ogni mezzo, il partito democratico aveva dichiarato, “noi faremo lo stesso”. In realtà, già dopo le nove, arrivavano le prime proiezioni a favore di Tadic che lo danno vincente per una piccolissima percentuale con il 50,3 percento di preferenze. Alle 22 e 15 anche Nikolic riconosce la sconfitta e si congratula con il suo avversario. Pochi minuti dopo arriva la telefonata di Radmila, tra il felice e il sollevato.
Parole chiave: serbia, tadic, nikolic,
Categoria: Elezioni, Politica, Popoli
Luogo: Serbia
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