04/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Ballottaggio in Serbia: vince Tadic, anche senza Kostunica
Sembra che Boris Tadic ce l'ha fatta. Per un soffio magari, ma il presidente uscente della Serbia, moderato ed europista, è in vantaggio rispetto al rivale ultranazionalista Tomislav Nikolic. Secondo i primi dati ufficiali, Tadic avrebbe ottenuto il 51 percento dei consensi contro il 47 percento delle preferenze. Dati addirittura migliori di quelli diffusi dal Centro per le elezioni libere e democratiche (Cesid).

il presidente serbo tadicOttima affluenza.
Il Partito Democratico (Ds) di Boris Tadic ha rivendicato già nella serata di ieri la vittoria di misura del presidente in carica, basandosi su dati raccolti da osservatori del partito nei seggi. I rivali del Partito Radicale (Srs) di Nikolic non ci stanno e gridano alla vittoria a loro volta. Adesso si aspetta il termine dello scrutinio delle schede, ma la proiezione pare confermarsi ora dopo ora. Al primo turno Nikolic aveva preceduto Tadic (come già nel 2004), sfiorando addirittura il 40 percento dei voti contro il 35,4 percento del presidente, ma come accadde quattro anni fa il ballottaggio ha rovesciato il primo turno. Entrambi i candidati avevano aumentato notevolmente i loro consensi rispetto a quattro anni già al primo turno e il trend si è confermato ieri. Ma è in genere l'affluenza alle urne che emerge come dato rilevante. I serbi sembrano aver recuperato la voglia di partecipare. I dati sull'affluenza indicano un largo incremento rispetto al ballottaggio del 2004 e un consistente aumento anche rispetto al primo turno di gennaio, quando era stato toccato il picco di partecipazione per la Serbia del dopo-Milosevic: alle 19, un'ora prima della chiusura dei seggi, aveva votato oltre il 60 percento dei 6,7 milioni di aventi diritto, il 4,5 percento in più rispetto alla stessa ora di due settimane fa.

il premier voijslav kostunicaTadic ancora più forte.
Tutti gli esperti prevedevano che le elezioni sarebbero state decise sul filo di lana, ma che alla fine avrebbe prevalso Tadic.
Solo che, negli ultimi giorni, i sondaggi sembravano rinfocolare le speranze di Nikolic. Preoccupando la comunità internazionale, forse mai così interessata a un elezione in Serbia dal 2000 e dall'implosione del regime di Milosevic. Tadic ha sempre condannato l'indipendenza del Kosovo, ma è l'uomo che Bruxelles vuole al potere perché con lui si può arrivare a un accordo. Meno probabile parlare con Nikolic, campione del nazionalismo serbo. Il concetto era stato ben espresso dal ministro degli Esteri serbo, il 33enne Vuk Jeremic, fedelissimo del presidente: ''Si tratta di un referendum tra chi vuole che la Serbia aderisca all'Unione Europea e chi la vuole riportare al passato''. Il rischio era molto alto, perché all’ultimo minuto era venuto meno per Tadic l’appoggio del primo ministro Vojislav Kostunica e del suo partito Dss, con il quale i Ds hanno governato dal 2004 in coalizione
I Dss, nell’alleanza, rappresentavano l’ala conservatrice, in grado di drenare voti a Nikolic. Ma Kostunica, in questi quattro anni, ha frenato a volte il pragmatismo europeista di Tadic. Il presidente uscente, se i dati saranno confermati, potrebbe uscire molto rafforzato da una vittoria pur di misura. L’indipendenza del Kosovo non è evitabile e non sarà mai accettata, ma la Serbia ha dimostrato di guardare avanti, preoccupata più dalla crisi economica che dai vecchi monasteri ortodossi.

Christian Elia

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