La capitale del Ciad è ormai
nella mani dei ribelli dopo circa tre ore di combattimenti. Lo hanno
reso noto fonti militari precisando che il presidente Idriss Deby è
asserragliato nella sede della presidenza.
I ribelli, secondo quanto raccontato
dalla radio francese Rfi, sono arrivati alla periferia di N'djamena
dopo qualche giorno di marcia verso la capitale a bordo di circa 300
veicoli e sarebbero circa 2mila. I gruppi di insorti sono stati avvistati nelle
zone a est e
a sud di N'djamena, dove sono stati dispiegati centinaia di soldati
governativi. Il capo di una delle tre principali formazioni di
ribelli, Timan Erdimi, avrebbe chiesto al presidente Idriss Deby di
avviare negoziati sulla divisione di poteri, altrimenti sarebbe stata
guerra aperta.
La mediazione, evidentemente, non è avvenuta.
In questo momento forze governative e
ribelli si combattono vicino alla presidenza della repubblica,
secondo quanto riferito da fonti militari. La notizia è
confermata da servizi di sicurezza degli organismi internazionali che
lavorano in Ciad. Il presidente Idriss Deby, che ieri era al fronte,
sembra poi rientrato a N'Djamena quando è apparso chiaro che
le forze regolari non riuscivano a bloccare l'avanzata dei ribelli.Deby è al potere
dal 1990, da quando ha rovesciato con un
colpo di stato Hissene Habrè.
Un portavoce dei ribelli ha detto che
combattimenti sono in corso alla periferia nord della città ed
ha affermato che le forze fedeli al presidente Idriss Deby sono in
rotta ''cadrà entro oggi'', ha aggiunto. ''Siamo veramente
preoccupati per la situazione oggi in Ciad'', ha dichiarato da Addis
Abeba, dove è in corso il vetice dell'Unione Africana, Jean
Ping, il nuovo presidente della commissione Ua. Ping ha aggiunto che
non verranno accettati ''cambiamenti di governo anticostituzionali''.
Intanto le ambasciate di Francia e Usa a N'Djamena preparano
l'evacuazione dei rispettivi connazionali. L'ambasciata francese ha
dato istruzione ai concittadini di radunarsi in tre punti della città
mentre per gli americani il punto di raccolta è la loro sede
diplomatica. Anche il ministero degli Esteri italiano si prepara a
evacuare venti connazionali.
''La situazione è sotto controllo, anche se si combatte in città'', ha dichiarato
dal vertice dell'Unione africana a Addis Abeba il ministro degli Esteri del Ciad
Allam-Mi. L'Ue, intanto, ha incaricato il presidente libico Gheddafi il mandato
per trovare una soluzione pacifica. In Ciad si trovano 150 soldati francesi, ma
il mandato dell'Eliseo, per il momento, è di non muoversi dalla base militare.
Da Berlino, un portavoce del Fronte popolare del
Ciad (Fpch), Al Amin Doudou, ha detto ad al-Jazeera che i ribelli ''combatteranno strada per strada, casa per casa, per liberare
il Ciad
dall'incubo del regime di Idriss Deby''. Gli insorti sono arrivati a
Ndjamena all'indomani della conquista della città di Messaguet, una
cinquantina di chilometri dalla capitale. ''Siamo realmente e
profondamente preoccupati per la situazione in Ciad'', ha detto il
nuovo presidente di turno dell'Unione Africana, Jean Ping, ministro
degli Esteri del Gabon, a conclusione del summit ad Addis Abeba.
In questa situazione, la Francia ha dispiegato a Ndjamena 150
soldati, provenienti dalla base di Libreville, nel Gabon, per
proteggere le operazioni di evacuazione del Paese dei circa duemila
connazionali che vivono nell'ex colonia.