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Nuovi arresti “La scorsa settimana una decina di leader del movimento studentesco sono stati
arrestati a Rangoon dopo una retata in università” informano PeaceReporter alcuni dissidenti in esilio, che hanno saputo di “almeno un'altra trentina di
oppositori del regime arrestati da novembre”, quando il governo avrebbe in teoria
accettato il dialogo con l'opposizione. Un rapporto dell'associazione Amnesty International il 27 gennaio avrebbe calcolato in 96 gli arresti degli ultimi 3 mesi, il che
porterebbe il numero dei detenuti politici in questo momento nelle carceri di
Insein a 1.850. “Ma secondo noi sono almeno tre migliaia, perché molti dei protestanti
di ottobre sono ancora in carcere, mentre sui bloggers si sta scatenando una grande repressione” ripetono a PeaceReporter dalla radio simbolo dell'opposizione all'estero, Dvb. Nay Myo Latt, che ha il diario sul web più famoso del Myanmar, è stato arrestato
proprio in questa settimana, insieme con molti altri oppositori che affidano a
un sito le loro critiche al regime, e a molti tenutari di internet cafè. Questo
dopo che una legge dei militari ha obbligato tutti gli internet cafè a registrare
i nomi di tutti colori che si collegano a internet da un locale pubblico. Amnesty hadenunciato anche almeno 80dispersi dal lato dei manifestanti. "Secondo noi
ce ne sono almeno 40 sicuri-riferiscono da Dvb- gli altri potrebbero essere alla
macchia nella jungla. Di sicuro chi è scomparso senza un arresto, temiamo sia
scomparso per sempre".
Processi E il regime si è anche scatenato contro i leader di quella protesta, con le
prime incriminazioni, che potrebbero portare a condanne estese fino a 7 anni di
carcere. A Rangoon il 30 gennaio una corte speciale ha chiesto la condanna per
'sedizione' a carico di 10 leader della protesta, tra i quali i volti più famosi
tra gli oppositori, Ko Ko Gi e Myn Ko Naing. L'avvocato Thein, che difende i dieci
attivisti, ha detto di essere stato informato dai parenti che si erano recati
in visita in carcere. L'accusa si basa su di una legge che proibisce a chi non
appartiene a un gruppo inserito nelle liste accreditate dal regime; ma l'avvocato
non capisce per quali dichiarazioni sarebbe stato istruito il processo. “Molto
probabilmente verranno processati a porte chiuse dentro il carcere di Insein”,
ha dichiarato l'avvocato che si è dichiarato impaziente di poterli difendere.
Se solo potesse. Ancora i militari non gli hanno consentito di visitare i suoi
assistiti.
E bombe La propaganda del regime sta provando a dare la colpa del malessere che attraversa
il paese a “forze straniere che vogliono destabilizzare il Myanmar”; il quotidiano
di regime 'New light of Myanmar' ha accusato “potenze capitaliste” di avere armato le proteste del 2007 e di
aver incoraggiato fantomatici terroristi che avrebbero piazzato le 4 bombe che
hanno fatto vittime in altrettanti attentati da novembre ad oggi. In gennaio si
registra una rapida successione di attentati: una donna uccisa da una bomba nel
bagno della stazione della capitale dei militari, Naypidò, una bomba senza vittime
tra i treni di Rangoon e un bus saltato in aria nella regione confinante con la
Thailandia, abitata dal popolo Karen, il 17 gennaio. Per i giornalisti di regime
“gli ordigni ritrovati erano di fabbricazione Usa”, a dimostrare un complotto
straniero. “Provano sempre a dire che c'è qualcuno che arma gli indipendentisti
e cerca di portare il caos in Birmania – confida un giornalista esiliato a PeaceReporter – ma oramai è una tattica che hanno usato così tante volte che nessuno dà loro
molto affidamento”.Gianluca Ursini
Parole chiave: Aung San Suu kii, Democratic Voice of Burma, Amnesty International, Ursini