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Stati Uniti. Scalpore per i sempre più rigidi criteri per entrare negli Usa. Non solo d'ora
in poi sarà necessario farsi prendere le impronte digitali di tutte e due le mani
alla dogana, ma sono previste pene severe per chi protesterà tenendo bene in alto
una di quelle dieci dita, in gesto di sfida. Ed è solo l'inizio: allo studio del
dipartimento per l'Immigrazione, che ipotizza di proibire l'ingresso nel Paese
a chiunque si sia mai vestito da sceicco arabo per Carnevale, c'è un rivoluzionario
sistema secondo cui per mettere piede negli Usa serviranno un invito in carta
bollata del presidente in persona, un dolce tipico delle proprie parti da lasciare
al doganiere e possibilmente informazioni top secret sul nascondiglio di Osama
bin Laden. A quel punto l'ingresso sarà accordato, ma solo se ci si è presentati
puntuali all'appuntamento con la dogana preso almeno sei mesi prima. Dato che
si scontrerebbe col divieto di portare liquidi nel bagaglio a mano, è prevista
solo in una seconda fase l'introduzione dell'obbligo di portare con sè anche un
flacone delle proprie urine, di tutta la famiglia in caso di viaggio collettivo.
Italia. Dopo il lancio della “Cosa rossa” e l'ipotesi di una “Cosa bianca”, gli strateghi
politici italiani fanno a gara a chi propone il nome di partito più vicino alla
lingua della gente comune. Mentre alcuni fanno notare l'alto impatto simbolico
di una “Cosa verde” che andrebbe a formare un “coso tricolore” con le altre due,
gli esperti di sondaggi non si spiegano lo scarso appeal di un'ipotetica “Cosa
marrone”, che in fondo si abbina bene a qualsiasi colore. Voci di corridoio danno
per certo l'imminente lancio dell'astuto partito populista “Cosa vuoi”, mentre
a sinistra già si segnala una scissione nella “Cosa rossa”, con la creazione del
nostalgico “Cosa Che”. In vista delle prossime elezioni, intanto, in Sicilia centrodestra
e centrosinistra si danno battaglia per portare dalla loro parte i voti di un
movimento locale chiamato “Cosa nostra”.
Stati Uniti. Cresce l'interesse attorno a Barack Obama, che se eletto sarebbe il primo presidente
nero della storia Usa, nonché il primo presidente che piace agli europei. Obama
– indicato dalla famiglia Kennedy come il vero erede di Jfk – ha incassato l'investitura
con stile, dando però segretamente ordine ai suoi collaboratori di cancellare
qualsiasi impegno di campagna elettorale a Dallas. Tra i repubblicani, scendono
le quotazioni di Mitt Romney dopo le malelingue messe in giro dagli architetti
della Casa Bianca, preoccupati nel caso il candidato mormone riscopra le sue tradizioni
religiose e ordini di aggiungere alle stanze della first lady quelle per le altre mogli. Esce di scena invece l'ex sindaco di New York Rudolph
Giuliani: non ha convinto gli elettori il suo piano di costruire Torri Gemelle
in ogni città degli Usa, farle crollare appena entrato in carica e dirigere le
operazioni di soccorso per consolidare la sua immagine di condottiero.Alessandro Ursic