14/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Rapito in Cecenia il primo ballerino della compagnia di danza tradizionale "Vainakh"

Sabato scorso Ibrahim Khamuradov, 21 anni, era uscito in macchina da Microrayon, a Grozny, un quartiere residenziale di casermoni di cemento in stile sovietico, ancora semidistrutti dalle bombe e dai missili lanciati dai russi durante l’invasione del 1999-2000.
Stava andando verso il mercato di Oktyabrsky, un’altra zona della città, quando tre Lada “Zhiguli” gli hanno tagliato la strada. Ne sono scesi alcuni uomini armati che lo hanno preso e portato via. Da allora non se ne sa più nulla.

Ibrahim KhamuradovUn simbolo nazionale. Potrebbe essere uno dei tanti rapimenti di cui i ceceni sono vittima, condotti dalle forze di sicurezza russe a scopo d’estorsione e che spesso si concludono con la morte o la sparizione del rapito.
Ma questo caso è diverso perché Ibrahim non è un ragazzo ceceno qualunque.
Il giovane Khamuradov è infatti il primo ballerino della compagnia di ballo “Vainakh”, amatissimo e popolarissimo simbolo della cultura nazionale e del folklore ceceno, magnanimamente tollerato dal regime d’occupazione filo-russo.
“Senza Ibrahim non potremo partire per la nostra prossima tournée in Turchia e Arabia Saudita”, protesta Dikalu Muzykayev, direttore artistico della compagnia.
Questa storica formazione artistica, fondata nel 1939, ha portato sui palcoscenici di tutta l’Unione Sovietica e di tutto il mondo la lezginka, la tradizionale danza popolare dei vainachi (il nome storico di ceceni e ingusci).

La compagnia VainakhSopravvissuta alla guerra. Scioltasi durante la prima guerra russo-cecena, la compagnia si è riformata nel 1996, e nel giro di due anni era di nuovo in giro per la Russia e per il mondo a dare spettacoli.
Nel 1998 la “Vainakh” vinse una competizione internazionale in Turchia e l’anno dopo si classificò prima tra una trentina di gruppi folklorici provenienti da tutto il mondo che parteciparono a un festival ad Agrigento, in Sicilia.
Scioltasi nuovamente allo scoppiare della seconda guerra, alla fine del 1999, la compagnia venne faticosamente rimessa insieme da Dikalu Muzakayev. Per due anni questo ex primo ballerino della compagnia cercò di rintracciare all’estero e nei campi profughi in Inguscezia tutti i suoi ex compagni, riuscendo solo parzialmente nell’impresa. Alcuni infatti erano morti, altri dispersi. Ma nell’estate del 2002, con il permesso delle autorità d’occupazione filo-russe, iniziò comunque le prove in un diroccato teatro di provincia, a Gudermes. E all’inizio del 2003 arrivò il debutto a Grozny.

Una lezginka tra le montagne ceceneUna danza di origine pagana. La lezginka è una danza collettiva dalla coreografia assai complessa. I ballerini vestono gli abiti tradizionali del Caucaso: gli uomini con colbacchi, lunghe vesti, stivaloni e pugnale alla cinta; le donne con eleganti abiti di velluto ornati di ricami dorati che richiamano simboli dell’antica religione pagana, la testa ricoperta da un sottile velo, aggiunta moderna voluta dalla moderna religione islamica.
La danza parte con un ballo di coppia tra i primi ballerini che presto coinvolge tutta la compagnia: uomini e donne, che si muovono freneticamente al suono di fisarmoniche e a un ritmo che cresce progressivamente, diventando sempre più veloce, e che viene scandito dall’urlo “Hors-toh! Toh-Hors!”.
Gli studiosi sostengono che la lezginka sia il retaggio di una danza rituale propria dell’antica religione pagana dei vainachi, che, come tutti i popoli caucasici, adoravano divinità naturali, e in particolare il Sole (Hors, da cui il grido) e la Luna, che nella loro mitologia si rincorrevano senza sosta. Come la coppia di ballerini, che si avvicinano senza mai sfiorarsi.
 

Enrico Piovesana

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità