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Da quando, il primo gennaio scorso, è entrato in vigore il nuovo accordo di libero
scambio fra Messico e Stati Uniti e Canada, i contadini messicani sono sul piede
di guerra. Il motivo? Secondo l'opposizione politica al governo Calderon, e per
le organizzazioni sindacali, la soppressione dei dazi doganali è di impedimento
ai contadini messicani che non riescono più a reggere il confronto con il mercato
Usa. La manifestazione organizzata dai contadini, giunti a migliaia nella plaza
dello Zocalo della capitale messicana, è stata davvero imponente. “Senza mais
non c'è Paese” recitavano gli slogan dei manifestanti, secondo l'organizzazione
oltre 100mila, che chiedono al governo la rinegoziazione degli accordi agricoli
e zootecnici contemplati nel trattato. Inoltre, i leader sindacali degli aderenti
alla manifestazione hanno protestato per la povertà e i bassi salari a cui sono
sottoposti i lavoratori del settore agricolo, tanto che i contadini messicani
affermano che non possono più competere con la produzione Usa, ben sovvenzionata
dal governo di Washington. Soprattutto per questo motivo hanno chiesto a gran
voce la rinegoziazione del Nafta, considerato la causa dell'impoverimento dell'agricoltura
messicana.